INFO

Visitate la GALLERIA FOTOGRAFICA E VIDEO GALLEY sono state aggiunte le foto e i vifeo delle discesa della befana del 05/01/2014 a Nocera Inferiore San Prisco (VESCOVADO) e quelle del 06/01/2014 a san Valentino Torio (SA)....Vi ricordo che ci poete seguire anche sulla pagina Facebook e il nostro sito www.gruppopegasosvt.jimdo.com

vi ricordo i canali dove seguirci...
Facebook e il nostro sito www.gruppopegasosvt.jimdo.com
Ricordo anche che da stanotte i nostri volontari saranno operativi per bonificare le nostre strade e renderle sicure da botti inesplose...

AVVISO:Per le avverse condizioni metereologiche e per il forte vento che ha causato molti danni..... Domani 02/12/2013  tutte le scuola di ogni grado e ordine del territorio Sarnese resteranno chiuse per via precauzionale....Ai fini di evitare situazioni di disagio per gli alunni e per maestre e genitori evitando di mettere in pericolo persone o cose.....

Invece svolgono normale attività le scuole del territorio di San Valentino e Nocera Inferiore.

Grazie dalla Protezione civile Gruppo Pegaso.

Per info...seguiteci su Facebook e

sul suto: www.gruppopegasosvt.jimdo.com

4 Novembre, Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate

Cerimonia evocativa del 207° anniversario della nascita del Comune

Venerdì 18 ottobre, alle ore 10,30 presso il Palazzo Formosa del Comune di San Valentino Torio, si terrà una seduta straordinaria di Consiglio Comunale in occasione del 207° anniversario della nascita del Comune.

Immagine 207 anniversario

 

Campi scuola interculturali in Protezione Civile

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Partono il prossimo mese di luglio i due campi scuola interculturali in protezione civile promossi nell'ambito del nostro progetto Agro.org.

I campi scuola interculturali in protezione civile, destinata ai ragazzi dai 12 ai 17, si terranno dall'1°al 7 Luglio 2013 presso la scuola elementare di Corbara, gestito dalla P.A. Corbara e dall'8 al 14 Luglio 2013 presso la sede della Papa Charlie a Pagani.


Un'esperienza particolare e avvincente che vuole avvicinare le giovani generazioni alla pratica del volontariato, del soccorso e della solidarietà civile.

I campi sono a carattere residenziale, i ragazzi resteranno nelle associazioni tutta la giornata e trascorreranno la notte insieme nel campo base.

Ogni giorno i giovani partecipanti svolgeranno attività didattico - formative dirette proprio a conoscere da vicino la macchina e le attività della Protezione Civile. 

In calendario i ragazzi conosceranno manovre di primo soccorso, montaggio e smontaggio tende, l'uso di estintori e mezzi antincendio, escursioni in montagna e visita alle sede dei Vigili del Fuoco di Nocera Inferiore, il pomeriggio e la sera invece saranno dedicate a giochi all'aperto come i Giochi senza Frontiere. I ragazzi saranno sempre accompagnati e seguiti dai volontari delle associazioni.

In totale sono disponibili 50 posti, 25 per ogni campo, alcuni destinati ai ragazzi di origine comunitaria ed extracomunitaria proprio per avvicinarli a questo tipo di impegno civile.

Per avere maggiori informazioni su entrambi i campi è possibile contattare il numero verde 800.21.80.46.


 

 

 

Torna a tremare la terra al confine tra Campania e Basilicata. Questa mattina, poco dopo le 7 si è registrata una scossa di magnitudo 2.1 nel distretto sismico denominato Monte Alpi Sirino, al confine tra la Campania e la Basilicata.

L’epicentro è stato registrato, come reso noto dall’Ingv, nei pressi del comune di Rivello (Potenza) ad una profondità di 45 km. Il leggero movimento tellurico è stato avvertito nei comuni salernitani distanti tra i 10 e i 20 km dall’epicentro: Casalbuono, Casaletto Spartano, Ispani, Sapri, Tortorella, Torraca, Vibonat

Terremoto, forte scossa in Nord Italia
Magnitudo 5.2, epicentro in Toscana

Aggiornato alle 13:02

E' stata avvertita anche in Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Liguria. Nessun danno segnalato

 
 
FOTO AP/LAPRESSE
 
Una scossa di terremoto durata alcuni secondi è stata avvertita a Milano, in Emilia Romagna e in Toscana, da Firenze alla Versilia. Secondo i dati Ingv, l'Istituto nazionale di geofisica, l'epicentro della scossa è stato registrato a Fivizzano (Massa Carrara) con profondità 5.1 km. Il movimento tellurico ha avuto una magnitudo 5.2. Le sale operative dei vigili del fuoco non hanno al momento ricevuto richieste di soccorso né segnalazioni di danni.

13:02Scossa superficiale: risentita in zona vasta

Il terremoto è avvenuto alla profondità di 5 chilometri. E' stato quindi molto superficiale e il comune più vicino alla zona dell'epicentro è Minucciano (Lucca).

13:02Vigili del fuoco: "Per ora nessun danno"

Le sale operative dei vigili del fuoco non hanno al momento ricevuto richieste di soccorso né segnalazioni di danni. Lo si apprende al comando generale dove si sottolinea che le squadre dei vigili stanno effettuando delle verifiche

12:58Reggio Emilia, evacuata aula che ospitava ministro Idem

Il ministro Josefa Idem aveva appena preso la parola in Sala Tricolore del Municipio di Reggio Emilia, a un convegno sulle pari opportunià, quando l'edificio è stato scosso da forti movimenti sismici ed è stato evacuato. La gente si è riversata nelle strade, ma non sono segnalati danni nel centro cittadino.

12:54Sisma sentito anche in tutto il Veneto

Una scossa di terremoto è stata avvertita in quasi tutto il Veneto intorno alle 12.45. Secondo quanto si è appreso dai vigili del fuoco al momento non ci sarebbero danni a persone o cose. La scossa è stata chiaramente avvertita nelle province di Verona, Vicenza, Padova, Rovigo e Venezia.

12:53Lunga scossa avvertita in Emilia

Una doppia scossa sismica prolungata è stata avvertita in Emilia, anche ai piani bassi delle abitazioni. Sono arrivate nei minuti successivi molte telefonate allarmate ai centralini dei Vigili del Fuoco. In alcuni casi le persone sono uscite da uffici e abitazioni.

12:52Ingv: "Scossa magnitudo 5.2"

Secondo l'Ingv (l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) la scossa di terremoto ha avuto magnitudo 5.2 ed epicentro in Lunigiana, fra le province di Massa, Lucca e La Spezia.

12:52Paura a Carrara

Paura per la prolungata scossa di terremoto a Carrara. Molte persone hanno abbandonato la loro abitazione e sono scese in strada. Stessa scena anche a Marina di Carrara. Al momento non si segnalano danni. Il sisma è stato avvertito distintamente lungo la costa toscana ed anche a Pisa e Livorno.

12:50Scossa avvertita anche a Genova e Torino

L'onda sismica è stata avvertita anche a Genova e Torino pochi minuti fa. Hanno tremato i piani alti delle abitazioni.

Introduzione

immagine repertorio vesuvioSi è conclusa la prima fase di aggiornamento dello scenario per il Piano nazionale di emergenza dell’area vesuviana, con la definizione della nuova zona rossa, l’area da evacuare prima che abbia inizio un’eruzione vulcanica sul Vesuvio. A differenza di quella individuata nel Piano del 2001, la nuova zona rossa comprende oltre a un’area esposta all’invasione di flussi piroclastici (zona rossa 1) anche un’area soggetta ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l’accumulo di depositi piroclastici (zona rossa 2).

L’area da evacuare preventivamente è stata individuata sulla base del documento elaborato dal gruppo di lavoro “Scenari e livelli d’allerta” della Commissione Nazionale, istituita nel 2003 per provvedere all’aggiornamento dei piani di emergenza per l’area vesuviana e flegrea. Questo studio rappresenta il punto di partenza per una revisione completa del Piano di emergenza per il Vesuvio. Il documento, consegnato al Dipartimento della protezione civile, è stato sottoposto al parere della Commissione Grandi Rischi – Settore Rischio Vulcanico che si è espressa in particolare sulla delimitazione dell’area di possibile invasione di flussi piroclastici.

Il Dipartimento e la Regione Campania, sulla base delle indicazioni della Comunità scientifica, hanno dunque avviato la revisione del Piano di emergenza, ridisegnando i confini della zona rossa. L’area comprende i territori di 25 comuni della provincia di Napoli e di Salerno, ovvero 7 comuni in più rispetto ai 18 previsti dal Piano di emergenza del 2001.

Il 19 dicembre 2012 il nuovo scenario è stato presentato ai comuni della zona rossa dell’area vesuviana per poi essere illustrato alle strutture operative nazionali, l’11 gennaio 2013, nell’ambito di un Comitato Operativo sul rischio vulcanico nella regione Campania.

Questo dossier è dedicato all’aggiornamento del Piano nazionale di emergenza per il Vesuvio e sarà costantemente modificato per raccontare tutte le fasi che porteranno alla sua ridefinizione. La prima pagina ripercorre il percorso di lavoro della Commissione Nazionale dal 2003 ad oggi; la seconda spiega in sintesi il contenuto del nuovo documento sugli scenari e livelli di allerta; la terza dettaglia la ridefinizione della zona rossa.

Pagina pubblicata l'11 gennaio 2013

 

Il percorso dal 2003 a oggi

2003 - Ricostituzione della Commissione Nazionale
2006 - Esercitazione internazionale Mesimex sul Vesuvio
2007/2008 – Modifiche introdotte al Piano
2012 – Il nuovo scenario per il Piano nazionale
2012 – I livelli di allerta per il nuovo Piano
2012/2013 - Attività di formazione sul rischio vulcanico nell’area vesuviana

2003 - Ricostituzione della Commissione Nazionale. Il primo Piano nazionale di emergenza per il Vesuvio è stato redatto nel 1995 da due Commissioni nazionali, istituite nel 1991 e nel 1993, per valutare il rischio connesso a un’eruzione nell’area vesuviana e pianificare la risposta ad un’eventuale emergenza. Nel 2001 sono state approvate le “Aggiunte e varianti” a diverse sezioni del Piano. Nel 2002 viene ricostituita una Commissione nazionale con l’obiettivo di disporre di uno strumento ordinario per l’aggiornamento continuo della pianificazione e il Capo Dipartimento della Protezione Civile, con decreto n.698 del 6 marzo 2003, ne nomina i componenti. In particolare al Gruppo di lavoro costituito da esperti di rischio vulcanico viene affidata la revisione degli scenari e dei livelli di allerta per il piano nazionale di emergenza.

2006 - Esercitazione internazionale Mesimex sul Vesuvio. Un primo test delle attività portate avanti dalla nuova Commissione è stato organizzato nel 2006, con l’esercitazione internazionale Mesimex - Major Emergency SIMulation EXercise – in cui è stata simulata un’eruzione vulcanica del Vesuvio per verificare e migliorare le procedure di emergenza, compresa l’evacuazione degli abitanti dei comuni della zona rossa. Il Dipartimento della Protezione Civile ha coordinato l’esercitazione che ha coinvolto anche quattro Stati membri dell'Unione Europea - Francia, Spagna, Portogallo e Svezia, testando la loro capacità di risposta nell’ambito del Meccanismo europeo di protezione civile. In particolare, durante l’esercitazione, è stato sperimentato il Piano di viabilità per l’area vesuviana redatto nel 2006 dal Dipartimento della Protezione Civile con la collaborazione del Dipartimento Idraulica Trasporti e Strade dell’Università La Sapienza di Roma in cui vengono definiti i principali percorsi di evacuazione dai comuni della zona rossa in caso di eruzione.

2007/2008 – Modifiche introdotte al Piano. A seguito dell’esercitazione, sono state introdotte alcune modifiche al Piano nazionale di emergenza per l’area vesuviana del 2001 che sono state condivise nell’ambito di una riunione il 23 aprile 2007 da Dipartimento della Protezione Civile, Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, Regione Campania, Prefettura - Utg e Provincia di Napoli. Le modifiche introdotte non hanno trovato formalità in un nuovo documento di aggiornamento perché nel 2006 era già in corso l’attività del gruppo incaricato di definire il nuovo scenario, che avrebbe costituito la base di partenza per una revisione complessiva del Piano. In particolare, durante la riunione sono stati confermati: come evento di riferimento un’eruzione sub-pliniana, la delimitazione della zona rossa stabilita nel 2001, i tre livelli di allerta che precedono un’eruzione – attenzione, pre-allarme, allarme. È stata invece evidenziata la necessità di ridefinire la zona gialla, cioè l’area soggetta alla ricaduta di ceneri e lapilli, e la zona blu, potenzialmente soggetta a inondazioni e alluvionamenti, oltre che alla ricaduta di ceneri e lapilli. Relativamente alle misure operative previste nel Piano è stato confermato il gemellaggio tra comuni vesuviani e regioni italiane per l’ospitalità della popolazione evacuata. Sono state invece ricondotte alla fase di pre-allarme l’evacuazione delle strutture sanitarie e l’avvio delle iniziative di salvaguardia dei beni culturali, dedicando la fase di allarme all’evacuazione di tutta la zona rossa con un tempo di allontanamento di 72 ore continuative e non più di 7 giorni, come previsto nel Piano del 2001. È emersa inoltre l’importanza di ridefinire le modalità di allontanamento della popolazione, secondo le misure indicate nel Piano di viabilità. In particolare, l’allontanamento è stato organizzato in due fasi, una prima che prevede lo spostamento della popolazione in aree di prima assistenza immediatamente esterne all’area a rischio (zone rossa e gialla), e una seconda che prevede il trasferimento nelle regioni gemellate. I mezzi scelti per l’evacuazione sono su gomma, mentre altri mezzi (treni e navi) sono tenuti come riserva strategica.

Il Piano viabilità e i suoi Allegati sono disponibili in allegato, mentre le Tavole relative al Piano non sono pubblicate perché il peso del file supera il limite consentito dal sito internet. Le istituzioni interessate possono comunque richiederle al Dipartimento.

Nella stessa riunione sono state inoltre definite le diverse linee di attività di competenza delle varie amministrazioni locali coinvolte, con particolare riferimento all’attività di censimento della popolazione e delle strutture di accoglienza e dei piani di esodo di dettaglio. A seguito della riunione, sono stati organizzati da Dipartimento, Regione, Prefettura – Utg e Provincia di Napoli una serie di incontri con i tecnici comunali della zona rossa per concordare il piano di viabilità generale, accogliendo eventuali aggiunte e modifiche proposte dalle amministrazioni locali, laddove possibile.

2012 – Il nuovo scenario per il Piano nazionale. Il 26 aprile 2012 il Dipartimento ha ricevuto dal gruppo di lavoro della Commissione Nazionale per il piano di emergenza il documento relativo ai nuovi scenari e livelli di allerta, sulla base del quale sono in via di ridefinizione le diverse zone a rischio e le relative strategie operative. Il documento degli scenari è stato sottoposto il 27 giugno 2012 alla valutazione della Commissione Nazionale Grandi Rischi – Settore Rischio Vulcanico che lo ha ritenuto coerente con i con i più recenti studi svolti sul tema. Da questo momento in poi il Dipartimento ha avviato una serie di interlocuzioni con la Regione Campania per raccogliere le informazioni necessarie alla ridefinizione della zona rossa, che ora comprende i territori di 25 comuni della provincia di Napoli e Salerno. In particolare la zona da evacuare include l’area esposta al pericolo di invasione da flussi piroclastici (zona rossa 1) e l’area ad elevato rischio di collassi delle coperture degli edifici per l’accumulo di ceneri vulcaniche e lapilli (zona rossa 2). Il 19 dicembre 2012 il nuovo scenario è stato presentato ai comuni della zona rossa dell’area vesuviana per poi essere condiviso con le strutture operative nazionali, l’11 gennaio 2013, nell’ambito di un Comitato Operativo.

Il Gruppo di lavoro ha inoltre approfondito gli studi relativi alla ricaduta di ceneri, avvalendosi dei risultati di diversi lavori e progetti scientifici, e ha così individuato i possibili scenari di riferimento per la definizione della zona gialla. Il Dipartimento e la Regione Campania lavoreranno nei prossimi mesi per definire i confini dell’area e la strategia operativa da adottare in caso di eruzione; contestualmente verranno analizzati anche i fenomeni di alluvionamento o invasione da colate rapide di fango (lahar) per la definizione della zona blu.

L'allegato "Scenari e livelli di allerta" pubblicato l'11 gennaio 2013 è stato sostituito il 6 febbraio 2013 da una versione del documento più leggibile, a colori e re-impaginata. Il numero di pagine di questa versione è la metà di quella precedente, poiché per errore avevamo duplicato il documento. Specifichiamo che il contenuto del nuovo allegato è identico a quello vecchio.

Le Tavole e le relative tabelle, a cui fa riferimento il documento "Scenari eruttivi e livelli di allerta", non sono allegate al dossier perché il peso dal file supera il limite consentito del sito internet. Le istituzioni interessate possono comunque richiederle al Dipartimento.

2012 – I livelli di allerta per il nuovo Piano. Il gruppo di lavoro ha ritenuto di mantenere gli stessi livelli di allerta previsti nel Piano del 2001, ovvero un livello base (verde), un livello di attenzione (giallo), un livello di pre-allarme (arancione) e un livello di allarme (rosso), in conformità con quanto previsto per la maggior parte dei vulcani monitorati sul nostro pianeta. I quattro livelli di allerta scandiscono il tempo che precede una possibile ripresa di attività eruttiva. Attualmente il livello di allerta al Vesuvio è verde, ossia non si registra alcun fenomeno anomalo rispetto all’ordinaria attività che caratterizza da decenni il vulcano. Il passaggio da un livello di allerta al successivo corrisponde alla variazione dei parametri (sismicità, deformazione del suolo, composizione dei gas nelle fumarole, ecc.) ordinariamente monitorati, 24 ore su 24, dal sistema di monitoraggio gestito dall’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv e comporta un aumento progressivo della probabilità di riattivazione eruttiva del vulcano. Di conseguenza si modula la risposta crescente del sistema di protezione civile, che culmina con l’evacuazione della popolazione presente nella zona rossa (livello di allarme). La definizione di specifiche soglie predeterminate, superate le quali si attivano “automaticamente” i vari livelli di allertamento, è operazione complessa e delicata. Secondo le valutazioni del Gruppo di lavoro solo per il passaggio dal livello base al livello di attenzione è possibile stabilire una soglia, cioè un criterio di tipo quantitativo basato sul superamento dei valori di fondo dei parametri monitorati: la variazione di un parametro viene considerata significativa quando supera il valore ordinariamente registrato (valore di fondo) di almeno due volte il valore della sua deviazione standard (incertezza associata al dato). In particolare, si stabilisce che il passaggio al livello di attenzione si ha quando almeno due dei parametri monitorati abbiano fatto registrare variazioni significative. Se la variazione si verifica solo per un parametro questo non implica il passaggio allo stato di attenzione ma attiva una fase di vigilanza straordinaria per l’intero sistema di sorveglianza e per il Centro funzionale centrale del Dipartimento. Per il livelli di allerta superiori si ritiene che la definizione di soglie predeterminate comporti un’alta probabilità di falsi e mancati allarmi; pertanto, la valutazione dovrà essere basata sull’analisi in tempo reale dei parametri monitorati da parte degli esperti.

2012/2013 - Attività di formazione sul rischio vulcanico nell’area vesuviana. Sul rischio vulcanico del Vesuvio e dei Campi Flegrei il Dipartimento della Protezione Civile, la Regione Campania e l’Osservatorio Vesuviano hanno avviato a fine 2012 corsi di formazione rivolti ai comuni, ai volontari e alle strutture operative dell’area flegrea e vesuviana e al personale della Regione Campania, della Prefettura e della Provincia di Napoli. Il corso ha previsto due giornate di lezione teorica in aula e due giornate dedicate alla visita dei Campi Flegrei, del Vesuvio e dell’Osservatorio Vesuviano. Tutti i comuni dell’area flegrea - Bacoli, Giugliano in Campania, Marano, Pozzuoli, Quarto e Monte di Procida – hanno aderito all’iniziativa mentre per l’area vesuviana hanno partecipato alle giornate formative solo dodici comuni: Ercolano, Massa di Somma, Nola, Poggiomarino, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco e Scafati. Una quarantina circa di funzionari hanno partecipato all’edizione dedicata al personale della Regione Campania e di Comune, Prefettura e Provincia di Napoli mentre sono 30 le organizzazioni di volontariato dell’area flegrea e vesuviana che hanno preso parte al quarto ciclo formativo. Per il 2013 sono previsti ulteriori edizioni del corso sull’aggiornamento dei Piani di emergenza per le due aree vulcaniche.

Pagina pubblicata l'11 gennaio 2013

 

Nuovo scenario


L’evento di riferimento. Il documento “Scenari e livelli di allerta per il Vesuvio” consegnato dal Gruppo di lavoro della Commissione Nazionale individua come evento di riferimento per il Piano nazionale di emergenza per il Vesuvio un’eruzione esplosiva sub-Pliniana, confermando quanto già assunto nel Piano del 2001.


Questo scenario prevede:
• la formazione di una colonna eruttiva sostenuta alta diversi chilometri;
• la caduta di bombe vulcaniche e blocchi nell'immediato intorno del cratere e di particelle di dimensioni minori (ceneri e lapilli) anche a diverse decine di chilometri di distanza;
• la formazione di flussi piroclastici che scorrerebbero lungo le pendici del vulcano per alcuni chilometri.

L’attività sismica potrà precedere l’eruzione e accompagnarne le diverse fasi, causando danni particolarmente gravi agli edifici già appesantiti dal carico dei prodotti emessi nella prima fase dell’eruzione.

La scelta dello scenario. 
Per la definizione dello scenario di riferimento, è stata valutata la probabilità di accadimento di diversi scenari, corrispondenti a tre tipi di eruzioni esplosive (Pliniana con Indice di Esplosività vulcanica VEI=5, sub-Pliniana con VEI=4 e stromboliana violenta VEI=3).


Sulla base degli studi statistici, per il Vesuvio risulterebbe più probabile (di poco superiore al 70%) l’evento di minore energia (VEI=3), tuttavia gli esperti hanno ritenuto che lo scenario di riferimento da assumere dovesse essere un’eruzione esplosiva sub-Pliniana con VEI=4 per le seguenti motivazioni: 
• ha una probabilità condizionata di accadimento piuttosto elevata (di poco inferiore al 30%); 
• corrisponde ad una scelta ragionevole di “rischio accettabile” considerato che la probabilità che questo evento venga superato da un’eruzione Pliniana con VEI=5 è di solo 1%; 
• dati geofisici non rivelano la presenza di una camera magmatica superficiale con volume sufficiente a generare un’eruzione di tipo Pliniano.

Le aree a rischio previste per un’eruzione sub-pliniana, assunta come scenario di riferimento per il nuovo Piano Vesuvio, coprono anche quelle previste per un’eruzione stromboliana, di minore energia.

Tuttavia, si sottolinea che nonostante sia stato individuato come evento di riferimento un’eruzione sub-pliniana, allo stato attuale delle conoscenze, qualora si presentassero fenomeni legati ad una probabile riattivazione, non sarebbe possibile stabilire dall’analisi dei precursori di quale tipo sarà l’eventuale eruzione.

Le aree di pericolosità. 
Sulla base dello scenario di riferimento e delle aree a diversa pericolosità sono in corso di definizione le tre zone del Piano (rossa, gialla e blu) per le quali sono previste differenti misure operative. E’ già stata tracciata la nuova zona rossa che comprende l’area esposta al pericolo di invasione di flussi piroclastici che per le loro elevate temperature e la loro velocità rappresentano il fenomeno più pericoloso per le vite umane (definita “zona rossa 1”) e - novità rispetto al Piano vigente - le aree i cui edifici sono esposti ad un elevato rischio crolli delle coperture per accumulo di ceneri vulcaniche e lapilli (definita “zona rossa 2”). Sono in via di individuazione la zona gialla, che farà riferimento alle aree esposte alla ricaduta di depositi piroclastici, e la zona blu che prenderà in considerazione i fenomeni di alluvionamento e invasione da colate rapide di fango (lahar).

Pagina pubblicata l'11 gennaio 2013

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Nuova zona rossa


La “zona rossa” è l’area per cui l’evacuazione preventiva è l’unica misura di salvaguardia della popolazione. A differenza di quella individuata nel Piano del 2001, la nuova zona rossa comprende oltre ad un’area esposta all’invasione di flussi piroclastici, definita “zona rossa 1”, anche un’area soggetta ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l’accumulo di depositi piroclastici (ceneri vulcaniche e lapilli), definita “zona rossa 2”.

Studi alla base della ridefinizione della zona rossa. 
Il gruppo di lavoro della Commissione Nazionale, incaricata di aggiornare il Piano di emergenza per il Vesuvio ha ridefinito l’estensione dell’area esposta ai flussi piroclastici, rimarcando l’opportunità che i limiti della nuova zona rossa venissero ampliati rispetto al Piano vigente. La Commissione Grandi Rischi-Settore Rischio vulcanico, convocata dal Dipartimento della protezione civile per esprimere un proprio parere in merito, ha confrontato l’area individuata nel documento con i più recenti studi svolti sul tema. In particolare, i risultati del gruppo di lavoro sono stati raffrontati con la linea che individua l’area a media frequenza di invasione da flussi piroclastici tracciata nella pubblicazione scientifica del 2010 di Gurioli et al. “Pyroclastic flow hazard assessment at Somma Vesuvius based on geological record”, ritenendo gli studi sostanzialmente coerenti. Per l’individuazione delle zone esposte ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici, sono stati considerati anche i risultati del Progetto SPeeD che ha combinato l’analisi delle curve di carico del deposito di ricaduta di ceneri con i dati di vulnerabilità delle coperture degli edifici.

Elenco dei comuni in zona rossa. Di conseguenza, la nuova zona rossa è stata ampliata, rispetto a quella prevista nel Piano del 2001, comprendendo i territori di 24 Comuni e tre circoscrizioni del Comune di Napoli. Oltre ai 18 indicati già in zona rossa (Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase), saranno ricomprese le circoscrizioni di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio del Comune di Napoli, i Comuni di Nola, Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano e Scafati, e l’enclave di Pomigliano d’Arco nel Comune di Sant’Anastasia.

Ridefinizione dei confini della nuova zona rossa. Per la “zona rossa” la strategia operativa generale prevede l’allontanamento preventivo della popolazione prima dell’inizio dell’attività eruttiva: nella prima versione di aggiornamento del Piano nazionale di emergenza definita dal Dipartimento, i 24 comuni e le 3 circoscrizioni di Napoli saranno inclusi interamente nella “zona rossa”, assumendo come riferimento i limiti amministrativi. La scelta del Dipartimento di considerare i limiti comunali – o delle municipalità nel caso di Napoli – è legata alla necessità di integrare informazioni operative di dettaglio che devono essere fornite dal territorio. Per questo, anche in un’ottica di condivisione e collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti nella pianificazione nazionale, i singoli Comuni, d’intesa con la Regione Campania, potranno proporre per i propri territori confini della nuova “zona rossa” diversi dai limiti amministrativi – mai, però, inferiori rispetto alla delimitazione della “zona rossa 1” – se dimostreranno di essere in grado di gestire evacuazioni parziali delle proprie comunità e, per chi è in zona rossa 2, di aver rafforzato le coperture degli edifici vulnerabili esposti alla ricaduta di depositi piroclastici come ceneri vulcaniche e lapilli.

Il Dipartimento ritiene sia opportuno che i 18 comuni già individuati nel vecchio Piano mantengano i confini amministrativi come perimetro della zona rossa, vista la consapevolezza maturata negli anni da queste comunità di vivere in un’area ad elevato rischio vulcanico e lo sforzo compiuto da alcuni enti locali per adottare opportune misure di prevenzione.

La partecipazione dei comuni e degli enti territoriali all’attività di pianificazione è essenziale: il Piano nazionale di emergenza potrà diventare uno strumento realmente operativo solo quando i criteri e le strategie generali troveranno applicazione in specifici Piani locali. È infatti la conoscenza puntuale degli elementi territoriali che consentirà di realizzare piani comunali contenenti le misure di dettaglio utili alla popolazione e piani di settore per ciascuna delle strutture che sarà chiamata ad operare in una situazione di emergenza.

Pagina pubblicata l'11 gennaio 2013

L'allegato "Scenari e livelli di allerta" pubblicato l'11 gennaio 2013 è stato sostituito il 6 febbraio 2013 da una versione del documento più leggibile, a colori e re-impaginata. Il numero di pagine di questa versione è la metà di quella precedente, poiché per errore avevamo duplicato il documento. Specifichiamo che il contenuto del nuovo allegato è identico a quello vecchio.

Le Tavole e le relative tabelle, a cui fa riferimento il documento "Scenari eruttivi e livelli di allerta", non sono allegate al dossier perché il peso del file supera il limite consentito dal sito internet. Le istituzioni interessate possono comunque richiederle al Dipartimento.

 

Il lavoro dei volontari rimane spesso sottaciuto, raramente se ne sente parlare, eppure, è proprio grazie a loro che spesso molte vite vengono salvare. E' grazie alla loro dedizione che gli permette sempre di essere prima linea quando vengono chiamati nelle situazioni più critiche. Dobbiamo molto a questi uomini e a queste donne che dedicano loro stessi per chi soffre. Molte volte non conosceranno mai le persone a cui hanno fatto del bene, ma non importa a loro basta una pacca sulla spalla, un sorriso, un abbraccio ricevuto da una persona che soffre. QUESTI SONO I VOLONTARI: "EROI DEL QUOTIDIANO..." 

Grazie a tutti voi di cuore.